Me, NYC & Irene

70 giorni dopo la partenza, l’arrivo tempestoso.

Sono in fila al supermercato all’angolo della periferia di NYC. Sono a Brooklyn ed è mezzogiorno e 15. L’ora del coprifuoco è scattata.
Davanti a me chi ha riempito il carrello fino all’orlo e chi è li da mezz’ora per pagare un semplice collutorio.
A confronto di un sabato qualunque all’esselunga di Buccinasco mi sembra comunque una scena da serie B. 

Fuori non Piove. Ma Irene sta per arrivare. 
La radio a tutto volume su un albero nano con i fili elettrici che arrivano in cucina. Dei signori seduti sui gradini d’ingresso che ti salutano cordiali in un inglese dall’accento familiare e tu di fretta eviti di rispondere “buongiorno” temendo di bloccarti li a parlare per ore. No, non stavolta, vado di fretta: “G’ mo-ning”.

Uno squarcio di sole beffardo minaccia quasi “bel tempo”. L’aria intanto è umida, gonfia, calda. A terra è comunque bagnato, mi ricorda l’atmosfera post-monsone di Bangkok. Anche dalle nazionalità che mi circondano. Piccolo mondo tutto qui riunito a Brooklyn. Un mondo così irrealmente reale. 

H12.40. Alex è arrivato a NewYork dopo 5.000 km di una corsa che ha spaccato in due da ovest ad est gli Stati Uniti. Gli ultimi metri con la figlia in braccio, il pensiero alla moglie in italia che ha appena partorito la 2nda. 70ma e ultima tappa di una avventura di un piccolo team diviso dall’Atlantico ma unito fino all’ultimo. 

Un destino chiamato Irene ha voluto che fossi presente “virtualmente” nonostante nella stessa città. Ma ci sono. Ci siamo tutti. E assaggiamo il succo più bello che la Grande Mela possa offrire ai suoi visitatori di passaggio: esserci. E vedere realizzato un piccolo grande sogno cullato passo dopo passo, post dopo post, twit dopo twit da più di due mesi.

Buon compleanno Jeep. Sono 70 ma te li porti proprio bene.

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Jeep® con Alex Bellini alla LA-NY Footrace 2011 – Le prime 15 tappe

Dalle parole di Mauro e Alex ecco come sono andate le prime 15 tappe di questa incredibile avventura che si concluderà al 70mo giorno dopo 70 tappe da 70 km al giorno.

“Anche un viaggio di mille leghe inizia con un solo piccolo passo”. – Lao Tze

I runners, pochi istanti prima del via sembrano un gruppo di turisti appena scesi a Liverpool Street in piena notte. Spiazzati, sorridenti, eccitati nel buio da una sola insegna fluorescente: “Huntington Beach State”.
Chiudere gli occhi, ai posti, via. E tutto succede molto in fretta, 14 grandi esseri umani muovono il primo passo, si allontanano nel buio. Rimane solo il rumore dell’oceano, dietro di noi.

“Ho mosso il primo passo è mi e sembrato che a ogni centimetro si sciogliesse sempre di più la tensione accumulata nel tempo. Avevo solo bisogno di partire. Affrontare il “mostro” che avevo solo disegnato sulla carta, come una figura mitologica ” mi dice Alex.
Ci catapultiamo nella Jeep come impazziti. E’ bianca, credo che ci affezioneremo a lei. Alex corre, lo troviamo là davanti. Lo riconosci subito, muove le braccia in modo diverso dagli altri, i pollici aperti in fuori, come ad accarezzare le foglie delle siepi, lasciare segni del suo passaggio. Spero non lo faccia per poter tornare indietro sulla stessa strada una volta arrivato a New York.
La città si sveglia o va a dormire. A ritmo. 9 km all’ora, circa, passano 73, 5 kilometri.
Settantatrevirgolacinquechilometri.
Arriviamo a Norco, 4 kilometri di asfalto, doppia linea gialla e 6 concessionari d’auto d’occasione pro-capite (..).

Hesperia stage 2/70. La temperatura che sale di 10 gradi ogni 45 minuti per attestarsi a 37 per 9 ore. Le vesciche da far scoppiare La crema solare.
I serpenti neri rossi e bianchi che non capiscono cosa ci faccia un uomo in pantaloncini che corre in mezzo a un deserto cespuglioso.1050 metri di dislivello(..) “Se vedi uno davanti a te che corre, anche se hai un ritmo da mantenere, la tua mente dice al tuo corpo: “vai a prenderlo”!” mi dice Alex la sera mentre mi racconta la giornata.

La terza tappa è lunga 10 ore, da Hesperia a Barstow , in un inferno dove ho visto corridori con 20 anni di esperienza mettersi a piangere, per i 42 gradi centigradi fissi dalle 10.30 del mattino alle 7 di sera. Alex si ferma a bordo strada.. Si guarda un attimo attorno, il deserto. Poi sorride sotto la barba e chiede: “Come state in macchina, caldo”? Di nuovo 4 ore di sonno, e siamo esausti, ma la differenza è che non siamo noi a correre 80 chilometri anche oggi.

Il giorno dopo ci sono 100 miglia dritte come una lama: la Route 66 per Ludlow. A 49 gradi. Nessuna pietà invece per altri 4 eroi, fuori gara, ritirati, arresi, stremati.

Corrono in 10 adesso, Alex è tra di loro.

La quinta tappa verso Amboy è breve, secca. Alex arriva bene, ottimo per poter recuperare sonno. La ruote 66 arriva a Amboy di corsa, fa una leggera curva dopo un infinito dritto, un passaggio a livello e si arresta lì, nel nulla. Di nuovo una giornata di lotta corpo a corpo con il sole. “Mi passavano i treni a fianco, sulla sinistra, e sulla carta sembrava una tappa di recupero, ma quando si parla di temperature sopra i 45 gradi parlare di recupero è un’utopia.”

Stage 6/70 da Amboy a Fenner. Mi sveglio alle undici e mezzo di sera… Ci saranno più di 40 gradi qua dentro, non ci pensa nemmeno il Mojave a mollare la presa. Non ci voleva, avevamo bisogno di recuperare.
Alla partenza siamo tutti un po’ spaventati. Invece le ore passano… e lui corre, corre, e corre. Perfetta forma. Incredibile, è in terza posizione e “tutte le spie sono sul verde”. Alex corre bene, leggero, non ne possiamo più del caldo e Fenner arriva lentamente.

Siamo al 7° giorno. Il deserto non riesce a fermare la voglia di sentirsi bene, nuove sensazioni, grande tappa e Needles arriva, col vento dell’Arizona che comincia a far ben sperare.

Il giorno dopo la tappa più temuta: da Needles a Kingman. 82 chilometri per entrare in Arizona. I primi 30 chilometri li snoccioliamo con noia e apprensione insieme. Dopo pochi chilometri un bendaggio per il tibiale e la caviglia si rendono necessari per affrontare la salita.

l’umore è in continua crescita, la condizione fisica non può che migliorare… le motociclette sfrecciano sulla Mother Road. Alex sorpassa quasi tutti, passando per Oatman, antico villaggio “far west”. Sotto di noi si apre uno spettacolo indifferente a tutto, il bacino giallo dell’Arizona.
Il resto è un avvicinarsi infinito a Kingman, Arizona, affiancando steppe spazzate dal vento.

“É stata durissima, ma dicono che chi arriva a Kingman arriva a New York ed io ce l’ho fatta.”

Tappa 9/70. Ci svegliamo alle 3.30 del mattino a Kingman. La tappa di ieri ha segnato tutti noi. Siamo giunti all’arrivo dopo quasi 15 ore di corsa. Significa non avere tempo di recupero. Doccia, cibo, poche parole e dormire. Poi chiudiamo gli occhi e Alex parte verso Truxton. Più di 74 chilometri, nuovo sistema di ritmo pausa-corsa, silenzio e concentrazione. Alex, proprio adesso che ogni giorno un altro runner deve purtroppo ritirarsi, vuole trovare la sua strada, mi dice “forse cominciamo a divertirci!”.

E allora succede che riapriamo gli occhi e magicamente siamo all’arrivo. Alex è “fresco”, arriva correndo. Ha acceso la mente.

Siamo al 10° giorno. Un’alba divina si inchina davanti a noi sulla prima salita fuori da Truxton, infinita Route 66. Settantaquattro chilometri da affrontare senza una curva degna di chiamarsi tale

È difficile ripetersi, si narra che persino Paganini si rifiutasse. Ma d’altronde era “il Diavolo, mancino, e suonava il violino”.

E invece Alex ripete la grande giornata di ieri. Siamo a Seligman. È una tappa lunga, contro un nemico nuovo, rabbioso, inaspettato; un forte vento da Sud che soffia senza tregua per otto ore.

Da Seligman la 66 si snoda verso Ash Fork, poche case coi dondoli nelle verande, che ondeggiano abbandonati nella polvere… La tappa è entusiasmante. La vecchia “Mother Road” resiste con diligenza per i primi 30 chilometri a fianco della Interstate 40. Poi si arrende… letteralmente si trasforma in terra, una sterrata meravigliosa, rossa, che si snoda nelle sterpaglie gialle della più bella Arizona rurale.

Una tappa di montagna da Ash Fork a Williams, nell’Arizona. Alex si diverte, il trial è impegnativo, un loop di brevi saliscendi che infiammano le fasce muscolari è soddisfatto, dice che “stiamo creando delle certezze”.

Sembra che il senso più legato alla memoria sia l’olfatto. Si dimenticano i sapori, il colore del grembiule all’asilo, forse anche il rumore del mare. Ma quando oggi ci siamo fermati a 2200 metri di altezza, circondati dai pini rosolati al sole dell’Arizona, il profumo della resina era ovunque, boschi di casa, Alpi, Italia.

Stage 13. Saliamo verso Flagstaff per avvicinarci alle riserve indiane. Ci sono 6 gradi. Ci inoltriamo in 60 chilometri di boschi. Alex parte forte, e chiede ridendo se gli abbiamo messo qualcosa di strano nelle borracce, perché non riesce a contenersi sotto la soglia di velocità media stabilita.

Alex gestisce la tappa con intelligenza, il terreno sconnesso sollecita molto le articolazioni e ci sono altri 58 giorni da correre, ancora.

Flagstaff ci aspetta in una leggera conca sotto di noi. Arrivandoci dall’altro pensiamo seriamente di esserci persi, non si vede un tetto. Tutto è nascosto, come per difesa dal cielo, da un mare verde di pini fitti. “Da domani entriamo nel deserto, sperando sia più fresco dell’ultimo. Sono pronto!”

Partiamo da Flagstaff, Alex corre per 82 chilometri, tutto dritto, tutto in discesa. La strada sotto noi ci mette solo qualche minuto a scrollarsi di dosso i pini, come un cavallo imbizzarrito, e lanciarsi nell’immenso, giallo, piatto deserto della Navajo Reservation, pezzo di terra assegnato dall’uomo bianco e custodito da vulcani perfetti e neri, come piramidi  di vedetta alla terra nativa indiana.

Al chilometro 42 i runners, tra cui Alex,  passano il limite dei 1000 chilometri.

MILLECHILOMETRI alla tappa 15.

foto di Mauro Talamonti @2011

Ne mancano 4.000 a New York.

L’avventura continua su www.jeep-people.com.

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Alex Bellini & Jeep – Run Across America. Un percorso lungo una vita

70 km al giorno in 70 tappe per 70 giorni. Di corsa. Da Los Angeles a NewYork. Per unire idealmente i due Oceani che ha già affrontato.. remando.

Ha remato per 226 giorni attraversando l’Atlantico, in 300 il Pacifico. Questa volta corre. Storia di una vita non-convenzionale su cui Jeep ha deciso di scommettere e permettere a tutti i suoi fan di seguirlo, giorno dopo giorno, su www.jeep-people.com lo strumento per raccontare la sua impresa e condividere il valore umano del suo percorso. Quello di un uomo “autentico” che ha deciso di seguire il suo profondo senso di “libertà”, attraverso “avventure” che potrebbero sembrare straordinarie ai più ma che lui affronta con semplicità e “passione”. Come se non potrebbe fare altro nella vita. E lo fa in un modo “unico”. Il suo.

foto di Mauro Talamonti @2011foto di Mauro Talamonti @2011

Adesso è alla tappa 4/70. Nel pieno deserto dell’Arizona. A correre 70 km con 42 gradi centigradi fissi dalle 10.30 del mattino alle 7 di sera. Forse adesso anche di più. Mauro -il nostro multinedia reporter- ci ha già preannunciato che per 3 giorni potrebbe esserci poca o zero banda e ciò comporterà ritardi negli aggiornamenti. Noi aspettiamo. Anche un pò preoccupati. Perchè per questo progetto il business viene dopo.

E’ un percorso anche il nostro.

Un percorso mio, accidentato, lungo una vita, che doveva inevitabilmente portarmi qui. And this is Just the beginning.

E’ un percorso condiviso. Un learning by doing and by sharing continuo.

Un progetto che in sè è un piccolo grande miracolo e che mi rende orgogliosa ogni giorno di più per quello che sta accadendo, per le persone che si stanno avvicinando, dentro e fuori l’azienda. Un progetto che piano piano sta trovando la sua strada, come lo stesso www.jeep-people.com , sempre in movimento, in continua release.

A proposito, se avete suggerimenti segnalatemeli pure: sarò felice di accoglierli e provare ad implementarli. Noi ci proviamo. Ci stiamo provando. Con passione e spirito di avventura. E non molliamo.

Proprio come Alex.

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La mia Storia con Internet (backstage)

“(..) Ieri sera una serata pazzesca. Non per quello che si è fatto, ma per la compagnia. Era molto, moltissimo tempo che non mi perdevo completamente in una discussione. Trovo siano cose rare. E dunque persone speciali. Sono grato ha chi ha permesso che una simile meteora attraversasse il mio cielo notturno. A volte sono proprio le persone che non vedrai mai più, in un incontro casuale, che ti danno la pedata verso la giusta direzione…”.

“3 sere fa una serata pazzesca. Non per quello che si è fatto, ma per la compagnia. Mi ero quasi dimenticata della pedata che mi ha spinta verso..me stessa. A volte capita che ti ritrovi in una strada, sai in cuor tuo che è la giusta direzione ma sei così presa dal ritmo di una città che non perdona distrazioni (..) che ti distrai e non sai più come mai sei lì e dove stai andando.
Ma poi altre volte capita ti imbattersi in persone (oggetti impolverati, situazioni casuali, città sconosciute) in cui inspiegabilmente ti specchi, riflessi uguali ma diversi. Intensi. Densi. Trovo siano cose rare. E dunque persone speciali.
Casuali? Non credo.
Meteore? Forse.
Ma guarda bene: in quel cassetto ci sono anch’io”.

Era il 2007. Non avevo mai letto un blog prima di allora. Da quel post (e da quel mio primo commento) ciò che aveva l’aspetto di una meteora è diventato prima un pianeta (il wwworld), poi una galassia e adesso un Universo.

Quella storia ormai “è storia” ma inaspettatamente ha dato il via ad un’altra “storia nella storia”: quella con il web, abilitatore di mille opportunità di vita, ma anche con quella che da lì a poco è diventata la mia professione, parte imprescindibile della mia stessa storia e abilitatore di altre storie nelle storia.
Una tra tutte: www.girlgeekdinnerscampania.com

TO BE CONTINUED..

***

Potete leggere, commentare questa come tante altre storie su internet su 100tag . Ovviamente vi invito a scrivere la vostra.

Le Donne che scriveranno la loro storia parteciperanno ad un contest narrativo organizzato in collaborazione con GGD Campania e le migliori storie saranno raccolte in un libricino. L’8 Marzo è la Festa Internazionale della Donna ed è anche il termine ultimo per pubblicare la vostra storia su 100tag. Qui le istruzioni per partecipare.

Tornando alle mie storie (nella storie) con internet, ricordo ancora la mia sensazione di titubanza quando, nel 1998, mi decisi finalmente a creare il mio primo account di posta elettronica dopo aver procrastinato mesi e mesi. La scusa era sempre la stessa: ”Meglio se non lo creo che so già questa cosa mi risucchierà inesorabilmente”. Temevo infatti che avrebbe tolto tempo e spazio alla mia vita sociale e ai miei interessi. Anzi: ne ero sicura.

E la cosa si verificò puntualmente.

Ciò che non potevo sapere, però, è che il web avrebbe in realtà amplificato la mia vita sociale (e aiutata a gestirla spesso con un considerevole risparmio di tempo) e che sarebbe diventato presto un mio nuovo interesse. E poi professione (ma questa è ancora un’altra storia).

Nè potevo immagine mi avrebbe permesso di poter partecipare attivamente anche se a distanza alla creazione di un progetto entusiasmante come GGD Campania con altre splendide ragazze alcune delle quali (3/7) non ho (ancora) mai visto in vita mia! E’ il minimo che il tema per il primo evento GGD Campania fosse “Le Donne e le loro Storie su Internet” no? ;)

La GGD Campania #1 si svolgerà l’11 marzo 2011 presso il Mumble Rumble Cafè (di via Bonito 19b, San Martino, Napoli) – dalle ore 19,00 in poi: sono ancora aperte le iscrizioni (ogni donna può iscrivere gratuitamente un uomo e al massimo altre 2 donne).

Ci vediamo lì per scrivere un’altra storia.. insieme!

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Xmascamp2010: Registrati e posta il tuo regalo speciale, io l’ho fatto e tu?

Amici vicini e lontani, ecco un “luogo” dove poterci ritrovare tutti insieme e poter scambiare i nostri regali di Natale!
 
Regalate qualcosa che sapete fare, qualcosa che avete fatto quest’anno, qualcosa che vi ha colpito o che vi sta particolarmente a cuore, qualcosa che avete amato o che vi ha fatto emozionare. 
O regalate semplicemente qualcosa di voi: qualcosa che volete dire, qualcosa che altri non sanno, qualcosa che è per noi.. ma anche un po’ per voi.
 
Un ricordo, un pensiero, un augurio speciale.
 
D’altronde.. è (quasi) Natale :)

Registratevi qui e sfogliate i regali che gli altri hanno già lasciato per voi!

Io il mio ve l’ho già inviato.. e voi?

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Feste, incontri e lacrime di coccodrillo (tic-tac)

Si balla. Musica dal vivo dal palco-balcone interno dello Shanghai. E’ una bella festa. Non ci mettevo piede dall’anno scorso, stesso festeggiato ormai (evidentemente) affezionato.. e per fortuna dotato di tanta ironia (anche perchè avevamo prenotato per l’aperitivo, con il piccolo particolare che l’apertitivo.. non c’era! (Ndr: per fortuna però è stato improvvisato o avrebbero avuto sulla coscienza 30 affamati).

“Non voglio mica la luna..”

Dopo anni di prese in giro per essere ancora a casa di Mammà alla sua veneranda età, l’anno scorso il piccolo pulcino aveva conosciuto “la donna giusta” e così avevamo (finalmente) festeggiato anche l’inizio di una prossima convivenza. Noi amici buontemponi ne avevamo approfittato per regalargli tutta una serie di oggetti da fare invidia ad una lista nozze.. con il solo particolare che i regali li avevamo scelti noi ;)

“Manchi a questa bocca, che cibo più non tocca..”

Un anno dopo, la coppia è sempre lì, ma i vestiti di lui ancora divisi tra la nuova casa e la sua cameretta da Mammà: “Eh ma è più comodo così, lui lavora li vicino..”. Ad ogni modo i regali di quest’anno si sono evoluti: ecco un bel grembiule personalizzato (“Il Pulci – Campione mondiale giro-frittata 2010″), il libro delle “Ricette per Cuochi Pigroni” e il manuale “Genitori, primi pediatri”(!).

“Alejandro, Alejandro.. Roberto..”

Distolgo lo sguardo dai regali, ballo, mi guardo in giro e penso. Vedo due truzzi, fratelli di Renegade ma, come le veline, nelle due versioni biondo e moro. Accompagnati da due fanciulle. Mi chiedo che tipo di compromessi abbiano mai dovuto fare loro per le loro relazioni, i capelli non li hanno di certo tagliati, al massimo avranno imparato a lavarseli (..).

“Non sono una signora, una con tutte stelle nella vita.. E’ un volo a planare per esser ricordati qui – per non saper volare..”

Parlo con una coppia di 30enni sposati con 2 figli (meravigliosi), coppia ovviamente protetta dal WWF (sposati già da 10 anni e sono di Milano.. parliamone). Prima con lei, poi con lui.

Con lei parlo della dell’evoluzione del rapporto, di quando, con il passare del tempo, gli uomini finiscano sempre col dare troppe cose per scontate, mentre noi donne vorremmo continuare a sentirci donne (oltre che compagne, mamme) sempre.

Con lui parlo degli ultimi due anni di lavoro matto e disperatissimo per “la famiglia”, per ottenere la tanto agognata promozione, per garantire più sicurezze a tutti e 4, anche a costo di trascurare tutto, anche se stessi(..).

“..ed ho in mente te. Ogni mattina.. ed ogni sera.. ed ogni notte..”

Ce la faranno ad incontrarsi, ne sono sicura, perchè hanno capito tante cose, perchè hanno (tanta) motivazione per farlo. Loro.

“Tanti auguri.. Tanti auguri.. in vacanza ed in città”

Brindisi. La sacher è da delirio.

Penso al delirio di un ex, del lasciarsi “a causa del proprio lavoro” e al suo Buio. Penso che quando una persona “è” il proprio lavoro (che è anche un modo di essere, una passione) e (ancora) non lo capisce, si meraviglierà (guardacaso) sempre della stessa cosa, storia dopo storia. Mai disposto a “cedere un pò di sé” per “avere un pò di un’altra persona”, per guadagnarsi l’emozione di un altro capitolo e avere (ancora) la loro Storia. Già perchè anche se è uno scrittore, pensa che le storie si scrivano da sole, e quindi piange sulla frustrazione di “non essere accettato per quello che sono” (che, tradotto per la fanciulla in questione, significherebbe accettare che lui passi più tempo con suo lavoro che con lei, dedichi le sue attenzioni alla prossima riunione più che a lei.. e così via).

Lacrime di coccodrillo. La sveglia te la sei ingoiata, non la senti? Tic-tac, tic-tac.

“Su – di noi – c’avresti scommesso tu?”

Io sì. Ed ho pure rilanciato. Ed ho perso (tutto?). Il punto è che non hai vinto neanche tu, perchè nemmeno tu avevi scommesso su te stesso. Ora spero solo che tu esca dal tuo stato vegetativo e torni ad essere l’animaletto di sempre (con la coscienza di esserlo, stavolta).

“I’m not the perfect person, there’s many things I wish I didn’t do -
But I continue learning.. I’ve found a reason for me To change who I used to be”

Questa la sola canzone che avrei voluto sentire, peccato non fosse inserita nella scaletta.

O forse è colpa mia: me ne sono andata prima che la facessero.

Ma erano le 3,00 (tic-tac).

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La lavatrice.. amletica

Premessa

Sono una donna (e fin lì..). Sesso debole per definizione. Ma noi donne “abbiamo voluto la parità” (dicono – io in realtà avrei continuato piacevolmente a farmi aprire lo sportello dell’auto e farmi offrire qualche cena di tanto in tanto senza sorpendermi del fatto che esista ancora qualche galantuomo -).. e così è. Facciamocene una ragione.
Nella “Costituzione della Parità dei Sessi” in qualche pagina ci sarà scritto ad un certo punto che “si intende parità anche nei luoghi che in passato sancivano in modo netto il confine dei ruoli uomo-donna (g.e. casa e/o giardino)”. Conseguenza diretta e applicazione pratica di tale articolo è stata che a casa mia, per 12 anni, chi ha cambiato lampadine, smontato e rimontato mobili, svitato lo scarico della doccia, scomposto elettrodomestici e quant’altro sono sempre (nel 99% dei casi) stata io (e cosa è successo quando ci ha messo le mani qualche uomo.. è un’altra storia).
Con la cinghia della lavatrice mi è andata bene 2 volte (anche se il pannello posteriore della mia lavatrice era saldato e abbiamo dovuto aprirlo come una scatoletta di tonno). Oggi mi adopero per cambiare l’elettrovalvola di scarico.
Ma andiamo con ordine!

PRIMO ROUND: LAVATRICE vs AURORA 1-0.
La centrifuga non ha fatto il suo dovere e mi sa neanche lo scarico dell’acqua.. Risultato: lavatrice spenta e panni fradici nel cestello. Sarà il filtro intasato? C’è solo un modo per scoprirlo.. così prendo uno straccio, svito il tappo, lo pulisco, asciugo l’acqua. Non ho trovato nulla che potesse ostruirlo (un perizoma? un pezzo di reggiseno?). Niente.
Nel frattempo però provo ad accenderla ma niente. TENTATIVO FALLITO.

SECONDO ROUND: LAVATRICE vs AURORA 2-0.
Strizzati e appesi i panni, mi sono dedicata alla mia amichetta che, per dirla tutta, ha la bellezza di 6 anni ed è di una marca simil-sconosciuta e priva (da sempre) di istruzioni per l’uso.
Da brava Geek ho acceso il pc e scaricato le istruzioni di un’altra lavatrice. Niente da fare, sulla questione ‘accensione’ non si esprime nessun libretto di istruzioni (suggeriscono solo ‘di verificare che la spina sia inserita’ – sì mi sembrano delle istruzioni destinate alle donne).

TERZO ROUND: LAVATRICE vs AURORA 2-1.
Faccio qualche tentativo più specifico con google per trovare qualche esperienza simile alla mia (“lavatrice non si accende”) ma nè yahoo answer nè altri forum arrivano al dunque.
Passo a www.saperlo.it. Trovo alcune guide utili sul cambio di determinate componenti ma non essendo sicura di quale possa fare al caso mio decido di studiare prima il funzionamento della lavatrice.
Google mi suggerisce il sito del faidate.
Scopro così che quando accendiamo la lavatrice il primo congegno elettrico che entra in funzione è l’elettrovalvola di carico acqua (voi lo sapevate sicuramente ma io l’ho scoperto solo adesso, pazienza.. meglio tardi che mai, no?).
E’ l’elettrovalvola! EUREKA!

QUARTO ROUND: LAVATRICE vs AURORA 2-2.
Cacciavite e pannello smontato. 5 minuti.
Eccola, la riconosco facilmente: “è situata generalmente sul retro della lavatrice in corrispondenza dell’attacco filettato su cui viene avvitata la ghiera di fissaggio del tubo di carico dell’acqua”.

Dovrei avere un tester per capire se arriva tensione ai collegamenti (e se c’è tensione scollegare i fili elettrici, posizionare il tester sulla rilevazione della resistenza e collegare i puntali sui contatti dell’elettrovalvola: il circuito deve risultare chiuso altrimenti vorrà dire che la bobina del magnete posto all’interno si è bruciata e va sostituito l’intero blocco).

Senza tester mi affido all’istinto: prendo nota di marca e modello della lavatrice, faccio una foto al blocco dell’elettrovalvola (può servire in ogni caso) e il giorno dopo passo da un rivenditore di ricambi.

PALLA AL CENTRO.

QUARTO ROUND: IL RIVENDITORE AMLETICO.
Il rivenditore sotto casa, gentile signore sui 60+x anni, ascolta con attenzione il mio racconto, conferma di avere il ricambio dell’elettrovalvola ma aggiunge che secondo lui si tratta del meccanismo che fa scattare l’oblò e che non fa contatto. “Dice?” dico. “Dico!” dice. Ok, ma come si fa? E’ un tecnico lei? No. Ha un numero da chiamare lei? No. Tutti in vacanza. Ah vabbè, spieghi a me!
Mi spiega il meccanismo, come smontarlo, e mi suggerisce di unire i fili, una volta staccati dal blocco, per avere conferma che il problema sia proprio il blocco del gancio stesso: se i fili a contatto la fanno riaccendere allora è lui! Così ci diamo appuntamento al giorno dopo.

QUINTO ROUND: LAVATRICE vs AURORA 3-2.
A noi due! Svito le vite del blocco del gancio.. per staccare i 3 fili elettrici ho in mano un pappagallo. Mmmm.. è troppo grande: se faccio forza rischio di spezzarli. Niente.. si torna da Amleto!

SESTO ROUND: AMLETO vs LAVATRICE 0-0.
Il gentilissimo Sign. Amleto, visto che abito a 20 mt, si offre per venire a dare un’occhiata. Ha una pinza con sè, quindi l’operazione “sfila-fili” va liscia e anche il passaggio di corrente rivela che la componente elettrica in se è ok. Anche il blocco però sembra funzionare.. ma nessun segno di vita.

SETTIMO ROUND: IL COLPO DI.. GENIO!
L’accensione non vuole saperne.. almeno fino a quando, con uno dei miei leggiadri e inavvertiti movimenti, urto la lavatrice che emette un colpo di luce.
Il sign. Amleto inizia così a stringere fili e transistor (?) dietro la pulsantiera finchè il falso contatto non viene ripristinato.
Accensione, pronti, via.. funziona!!

Usciamo. Il Sign Amleto torna al negozio, io a lavoro.
Ma oggi Milano non è “Milano”.

Mentre ci avviavamo verso casa il Sign. Amleto mi aveva chiesto se abitavo in zona. -Sì proprio qui a 20mt, adoro questa zona!- era bastato questo per metterlo a suo agio e portarlo con i ricordi a quando, più di 40 anni fa, qui non c’erano nè cavalcavia nè palazzi. A quando veniva in bicicletta ad aspettare la moglie che veniva qui a scuola per poi attraversare il naviglio dall’unico passaggio ferroviario (quello verde di ferro, chiuso da anni e che solo recentemente hanno ripristinato) con la bici in spalla per accompagnarla a casa a piedi fino a casa sua, che era proprio laggiù. E si erano sposati giovani tanto che i due figli lo avevano già reso “tris-nonno” nonostante la giovane età. Aveva sempre vissuto qui, zona che in effetti è cambiata poco nonostante il cavalcavia e i nuovi negozi. E poi ai tempi qui ci abitava anche Al Bano che faceva il cameriere in quel ristorante lì ancora aperto, e proprio qui davanti a casa mia con la moglie venivano a ballare quando si esibivano due giovani sconosciuti chiamati Celentano e Mina (..).
Questo e altro dai racconti di un gentile signore milanese di mezza età che mi ha aiutata senza nulla chiedere e anche con la massima onestà contro i suoi stessi interessi (infatti alla fine non ho dovuto comprare alcun pezzo di ricambio).

“I milanesi che non ti aspetti” ma che -sono sicura- ce ne sono tantissimi. Che fossimo proprio noi a volte con il nostro atteggiamento prevenuto e distaccato a non dar loro la possibilità di mostrarsi come sono in realtà?

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(In)stabilità

Ho vissuto a Lecce quasi 4 mesi, davanti all’opportunità di dare il mio contributo ad un progetto di Valori ho detto subito “sì” e in una settimana mi sono ritrovata a lavorare a pieno ritmo e alle prese con un nuovo inaspettato capitolo della mia vita.

Un cambiamento veloce e un periodo denso.

Voli, spostamenti, cambi, nuove competenze, nuove amicizie e conoscenze, nuove opportunità per mettermi in gioco..  questo periodo di metamorfosi non si è ancora concluso perchè continua inesorabilmente a reinventarsi per i numerosi innesti, incroci e (apparenti) cambi di direzione.

Eppure, proprio nel periodo più “tecnicamente” instabile della mia vita mi sono accorta, con non poca meraviglia, che allo stesso tempo ho consolidato tanti aspetti, e che, probabilmente facendo inconsapevolmente leva su questi, ho potuto tuffarmi con fiducia nell’instabilità.

Ho colto così nuove opportunità dai contorni indefiniti, vivendole con l’entusiamo di chi non ha nulla da perdere e la consapevolezza di chi sa che sta investendo in qualcosa che porterà molto di più di quanto (non) promesso.

Ho preso (sempre) più coscienza della mia capacità di mettermi in gioco a 360 gradi, delle mie capacità e caparbietà. Nonostante “la crisi”, gli ostacoli, la congiuntura astrale negativa (..). Nonostante tutto.

Ho consolidato così la mia professione sul web, ho consolidato la mia “reputation” che mi ha aperto a nuove opportunità, ma soprattutto ho consolidato il rapporto con le persone che hanno scommesso e continuano a scommettere su di me. Ho consolidato il legame con i miei affetti.

Ho consolidato tutto, perchè ho consolidato me stessa.

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Happy 30' B-day to me

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I miei Auguri Speciali, per Voi. Per l'aurora del nuovo anno che verrà

Freddo o caldo.

Bianco, rosso o blu oltremare.
Verde abete, verde vischio o verde agrifoglio.

In vacanza o nella città che ti ha dato i natali.
Con i tuoi o con chi vuoi.

Colorato, consumistico, cantato in coro, caloroso, calorico.
Buono.
Babbo e Felice.

Abbracciato e baciato.
Scambiato, email-ato, sms-ato.

Annunciato, atteso, amato.

Magico.

Santo.

A tutti, il mio augurio è che il Vostro sia Sereno. Per questo e per tutte le vostre piccole grandi (ri)nascite, nell’aurora di un nuovo anno che verrà.

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