Dalle parole di Mauro e Alex ecco come sono andate le prime 15 tappe di questa incredibile avventura che si concluderà al 70mo giorno dopo 70 tappe da 70 km al giorno.
“Anche un viaggio di mille leghe inizia con un solo piccolo passo”. – Lao Tze
I runners, pochi istanti prima del via sembrano un gruppo di turisti appena scesi a Liverpool Street in piena notte. Spiazzati, sorridenti, eccitati nel buio da una sola insegna fluorescente: “Huntington Beach State”.
Chiudere gli occhi, ai posti, via. E tutto succede molto in fretta, 14 grandi esseri umani muovono il primo passo, si allontanano nel buio. Rimane solo il rumore dell’oceano, dietro di noi.
“Ho mosso il primo passo è mi e sembrato che a ogni centimetro si sciogliesse sempre di più la tensione accumulata nel tempo. Avevo solo bisogno di partire. Affrontare il “mostro” che avevo solo disegnato sulla carta, come una figura mitologica ” mi dice Alex.
Ci catapultiamo nella Jeep come impazziti. E’ bianca, credo che ci affezioneremo a lei. Alex corre, lo troviamo là davanti. Lo riconosci subito, muove le braccia in modo diverso dagli altri, i pollici aperti in fuori, come ad accarezzare le foglie delle siepi, lasciare segni del suo passaggio. Spero non lo faccia per poter tornare indietro sulla stessa strada una volta arrivato a New York.
La città si sveglia o va a dormire. A ritmo. 9 km all’ora, circa, passano 73, 5 kilometri.
Settantatrevirgolacinquechilometri.
Arriviamo a Norco, 4 kilometri di asfalto, doppia linea gialla e 6 concessionari d’auto d’occasione pro-capite (..).
Hesperia stage 2/70. La temperatura che sale di 10 gradi ogni 45 minuti per attestarsi a 37 per 9 ore. Le vesciche da far scoppiare La crema solare.
I serpenti neri rossi e bianchi che non capiscono cosa ci faccia un uomo in pantaloncini che corre in mezzo a un deserto cespuglioso.1050 metri di dislivello(..) “Se vedi uno davanti a te che corre, anche se hai un ritmo da mantenere, la tua mente dice al tuo corpo: “vai a prenderlo”!” mi dice Alex la sera mentre mi racconta la giornata.
La terza tappa è lunga 10 ore, da Hesperia a Barstow , in un inferno dove ho visto corridori con 20 anni di esperienza mettersi a piangere, per i 42 gradi centigradi fissi dalle 10.30 del mattino alle 7 di sera. Alex si ferma a bordo strada.. Si guarda un attimo attorno, il deserto. Poi sorride sotto la barba e chiede: “Come state in macchina, caldo”? Di nuovo 4 ore di sonno, e siamo esausti, ma la differenza è che non siamo noi a correre 80 chilometri anche oggi.
Il giorno dopo ci sono 100 miglia dritte come una lama: la Route 66 per Ludlow. A 49 gradi. Nessuna pietà invece per altri 4 eroi, fuori gara, ritirati, arresi, stremati.
Corrono in 10 adesso, Alex è tra di loro.
La quinta tappa verso Amboy è breve, secca. Alex arriva bene, ottimo per poter recuperare sonno. La ruote 66 arriva a Amboy di corsa, fa una leggera curva dopo un infinito dritto, un passaggio a livello e si arresta lì, nel nulla. Di nuovo una giornata di lotta corpo a corpo con il sole. “Mi passavano i treni a fianco, sulla sinistra, e sulla carta sembrava una tappa di recupero, ma quando si parla di temperature sopra i 45 gradi parlare di recupero è un’utopia.”
Stage 6/70 da Amboy a Fenner. Mi sveglio alle undici e mezzo di sera… Ci saranno più di 40 gradi qua dentro, non ci pensa nemmeno il Mojave a mollare la presa. Non ci voleva, avevamo bisogno di recuperare.
Alla partenza siamo tutti un po’ spaventati. Invece le ore passano… e lui corre, corre, e corre. Perfetta forma. Incredibile, è in terza posizione e “tutte le spie sono sul verde”. Alex corre bene, leggero, non ne possiamo più del caldo e Fenner arriva lentamente.
Siamo al 7° giorno. Il deserto non riesce a fermare la voglia di sentirsi bene, nuove sensazioni, grande tappa e Needles arriva, col vento dell’Arizona che comincia a far ben sperare.
Il giorno dopo la tappa più temuta: da Needles a Kingman. 82 chilometri per entrare in Arizona. I primi 30 chilometri li snoccioliamo con noia e apprensione insieme. Dopo pochi chilometri un bendaggio per il tibiale e la caviglia si rendono necessari per affrontare la salita.
l’umore è in continua crescita, la condizione fisica non può che migliorare… le motociclette sfrecciano sulla Mother Road. Alex sorpassa quasi tutti, passando per Oatman, antico villaggio “far west”. Sotto di noi si apre uno spettacolo indifferente a tutto, il bacino giallo dell’Arizona.
Il resto è un avvicinarsi infinito a Kingman, Arizona, affiancando steppe spazzate dal vento.
“É stata durissima, ma dicono che chi arriva a Kingman arriva a New York ed io ce l’ho fatta.”
Tappa 9/70. Ci svegliamo alle 3.30 del mattino a Kingman. La tappa di ieri ha segnato tutti noi. Siamo giunti all’arrivo dopo quasi 15 ore di corsa. Significa non avere tempo di recupero. Doccia, cibo, poche parole e dormire. Poi chiudiamo gli occhi e Alex parte verso Truxton. Più di 74 chilometri, nuovo sistema di ritmo pausa-corsa, silenzio e concentrazione. Alex, proprio adesso che ogni giorno un altro runner deve purtroppo ritirarsi, vuole trovare la sua strada, mi dice “forse cominciamo a divertirci!”.
E allora succede che riapriamo gli occhi e magicamente siamo all’arrivo. Alex è “fresco”, arriva correndo. Ha acceso la mente.
Siamo al 10° giorno. Un’alba divina si inchina davanti a noi sulla prima salita fuori da Truxton, infinita Route 66. Settantaquattro chilometri da affrontare senza una curva degna di chiamarsi tale
È difficile ripetersi, si narra che persino Paganini si rifiutasse. Ma d’altronde era “il Diavolo, mancino, e suonava il violino”.
E invece Alex ripete la grande giornata di ieri. Siamo a Seligman. È una tappa lunga, contro un nemico nuovo, rabbioso, inaspettato; un forte vento da Sud che soffia senza tregua per otto ore.
Da Seligman la 66 si snoda verso Ash Fork, poche case coi dondoli nelle verande, che ondeggiano abbandonati nella polvere… La tappa è entusiasmante. La vecchia “Mother Road” resiste con diligenza per i primi 30 chilometri a fianco della Interstate 40. Poi si arrende… letteralmente si trasforma in terra, una sterrata meravigliosa, rossa, che si snoda nelle sterpaglie gialle della più bella Arizona rurale.
Una tappa di montagna da Ash Fork a Williams, nell’Arizona. Alex si diverte, il trial è impegnativo, un loop di brevi saliscendi che infiammano le fasce muscolari è soddisfatto, dice che “stiamo creando delle certezze”.
Sembra che il senso più legato alla memoria sia l’olfatto. Si dimenticano i sapori, il colore del grembiule all’asilo, forse anche il rumore del mare. Ma quando oggi ci siamo fermati a 2200 metri di altezza, circondati dai pini rosolati al sole dell’Arizona, il profumo della resina era ovunque, boschi di casa, Alpi, Italia.
Stage 13. Saliamo verso Flagstaff per avvicinarci alle riserve indiane. Ci sono 6 gradi. Ci inoltriamo in 60 chilometri di boschi. Alex parte forte, e chiede ridendo se gli abbiamo messo qualcosa di strano nelle borracce, perché non riesce a contenersi sotto la soglia di velocità media stabilita.
Alex gestisce la tappa con intelligenza, il terreno sconnesso sollecita molto le articolazioni e ci sono altri 58 giorni da correre, ancora.
Flagstaff ci aspetta in una leggera conca sotto di noi. Arrivandoci dall’altro pensiamo seriamente di esserci persi, non si vede un tetto. Tutto è nascosto, come per difesa dal cielo, da un mare verde di pini fitti. “Da domani entriamo nel deserto, sperando sia più fresco dell’ultimo. Sono pronto!”
Partiamo da Flagstaff, Alex corre per 82 chilometri, tutto dritto, tutto in discesa. La strada sotto noi ci mette solo qualche minuto a scrollarsi di dosso i pini, come un cavallo imbizzarrito, e lanciarsi nell’immenso, giallo, piatto deserto della Navajo Reservation, pezzo di terra assegnato dall’uomo bianco e custodito da vulcani perfetti e neri, come piramidi di vedetta alla terra nativa indiana.
Al chilometro 42 i runners, tra cui Alex, passano il limite dei 1000 chilometri.
MILLECHILOMETRI alla tappa 15.

foto di Mauro Talamonti @2011
Ne mancano 4.000 a New York.
L’avventura continua su www.jeep-people.com.
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